dicono di noi | don Fausto - 14/03/2013

Il patriarca Francesco esprime la gioia di Venezia

La Nuova Venezia, pag. 6, di Marta Artico

 

«Con vera gioia e animo lieto la Chiesa di Venezia, insieme al patriarca Francesco, accoglie il dono grande del Santo Padre Francesco che, dopo l’amato Benedetto XVI, è chiamato a guidare la Chiesa universale. Esprimiamo a lui profondo affetto filiale, piena collaborazione e comunione, assicurando il sincero e cordiale sostegno nella preghiera». Sono queste le parole con le quali il primate di una delle diocesi, quella della città lagunare, che tanti papi ha dato al mondo, accoglie il nuovo vescovo di Roma, che ha scelto lo stesso nome del patriarca, Francesco Moraglia. Anche i vescovi del Triveneto hanno affidato a un breve ma denso messaggio, il loro saluto al Papa. «Nell'esprimere affetto, vicinanza e piena comunione a Sua Santità Francesco I, assicuriamo filiale obbedienza, fattiva collaborazione e preghiera intensa». I sacerdoti veneziani hanno accolto con grande slancio la nuova guida dei cattolici venuto, come lui stesso ha sottolineato, dalla «fine del mondo». «Sono contento perché la chiesa ha un Papa», commenta a caldo don Sandro Vigani, direttore di Gente Veneta, «e sono contento perché mi ricorda Albino Luciani, un uomo molto buono e semplice. Da quello che ho letto, dalla sua biografia, è una persona che vive con grande povertà. La scelta del nome Francesco ha un significato e come sempre la Chiesa ci stupisce perché questi ultimi papi sono stati tutti scoperte dello Spirito al di fuori di pronostici e schemi, di papabili e non. Lo spirito ci ha stupito ancora in maniera molto bella». «Ha fatto dei segni grandiosi», interviene con afflato il direttore della Caritas diocesana, monsignor Dino Pistolato «quello di pregare per il suo predecessore, di chiedere la benedizione del popolo di Roma per sé, gesti che dimostrano fede, spiritualità e umiltà e poi la scelta del nome Francesco, il top. Vive in due stanze, cammina per la città da solo, va in giro in metropolitana, tutto ciò dimostra che Dio è grande». «Sono felice per la semplicità con cui si è presentato», aggiunge il moderator curiae monsignor Dino Barlese, «ha coinvolto le persone nel modo più genuino che potesse: recitare insieme le preghiere più conosciute. Salutando ha sottolineato il cammino della Chiesa, il rapporto tra il vescovo e Roma. Quello di inchinarsi nel silenzio della preghiera della gente è un gesto che ricorderemo per sempre. Lo spirito santo ha molta più fantasia di tante previsioni ecclesiastiche o giornalistiche». «Viva il Papa», esplode l’arciprete del Duomo di Mestre monsignor Fausto Bonini. «Sono contento, perché ha un nome che è tutto un programma. Questa elezione sottolinea l’aspetto universale della Chiesa, che ha un vescovo di Roma pescato dall’altra parte del mondo, un papa latinoamericano che accentua l’aspetto dell’evangelizzazione. Francesco I ha insistito sul fatto di presiedere alla carità delle chiese, ha chiesto la benedizione della gente e si è pure inchinato per ricevere la preghiera, un indice di grande spiritualità. È un uomo di cultura, capace di dialogare con il mondo presente, soprattutto in questo momento impegnativo per la vita della Chiesa, in cui abbiamo bisogno di ritornare alle origini e allo spirito francescano. Porterà sulle spalle questa eredità, ma lo Spirito Santo ha fatto bene il suo mestiere».