Vicario parrocchiale

 

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Don Lorenzo De Lazzari, assegnato alla parrocchia del Duomo per un anno di "esperienza sul campo" nel settembre del 2010, quando era ancora diacono, è stato ordinato sacerdote il 18 giugno 2011.



Spiegava così l'ansia prima del grande giorno: “Sono preoccupato come uno che si sposa. Anzi di più”. Ora il grande passo, per Lorenzo De Lazzari, è stato compiuto: sabato 18 giugno, infatti, il Patriarca Angelo Scola lo ha ordinato sacerdote, in Basilica di San Marco. Ed da allora è un sacerdote della Diocesi di Venezia; e dopo aver vissuto l'ultimo anno pastorale dentro la Parrocchia di San Lorenzo come un diacono, da allora vive la vita del prete. 

“Quando vieni ordinato sacerdote - diceva nei giorni dell'Ordinazione don Lorenzo - entri in una situazione definitiva, totale, proprio come quando ti sposi. Per chi diventa sacerdote, però, il passo può essere ancora più inquietante, rispetto a quello di chi si marita. Chi si sposa ha in mente la casa dove andrà, la persona con cui condividerà le sue giornate, la famiglia che costruirà... Per un giovane sacerdote, tutti questi riferimenti mancano, perché in realtà nessun prete giovane sa come e dove andrà ad operare. E allora guai se ti dimentichi che il Signore ti accompagna: ti spaventi di fronte a ciò che ti aspetta e che non sai”.



Ecco:don Lorenzo si diceva preoccupato come uno che si sposa, anzi di più. Lo aiutava la fiducia nel Signore, e anche l’esperienza fatta nella nostra Parrocchia. Non ha dubbi: “Questo modo di prepararmi all’Ordinazione, con un anno intero passato tutta la settimana a vivere in una Parrocchia, inserito nei suoi ritmi e nelle sue attività, è inusuale, perché di solito un seminarista prima dell’Ordinazione passa in parrocchia qualche giorno alla settimana, per qualche mese. La mia esperienza piena a San Lorenzo, invece, mi ha dato tanto, anche in vista del giorno decisivo

dell’Ordinazione, a cominciare dal rapporto fraterno tra sacerdoti, con don Fausto e con don Claudio, ma anche con gli altri preti che collaborano. Ho sentito e sento il sostegno di tutti, e anche il rapporto con i più anziani mi ha confermato nella convinzione che... che ne vale la pena”.



“E poi questo anno a San Lorenzo - raccontava nell'intervista fatta in quei giorni - mi ha aiutato a capire che cosa mi aspetta. Quando sono arrivato qui, mi aspettavo cose belle, contando sul fatto che se il Signore mi chiamava in questo luogo, di sicuro mi aspettava proprio qui, per aiutarmi. Ma poi il Signore ha assunto il volto delle persone che fanno la comunità di San Lorenzo: i ragazzi della catechesi, con i loro genitori, e con gli animatori; gli ultimi della parrocchia e della città, che ho imparato ad ascoltare e a seguire interessandomi della carità della Parrocchia; e poi i giovani e gli universitari della Casa San Michele, con cui si è costruito un rapporto davvero intenso”.



“Da don Fausto - continuava don Lorenzo - ho imparato a non aver paura a intessere rapporti. Con la gente, con chi ha bisogno, con chi ha potere, con chi può affiancare il mio lavoro e renderlo più fruttuoso... E adesso mi stupisco di quanti amici ho intorno, e di quante sono le persone che mi salutano in Piazza”. “Insomma: un anno trascorso qui mi ha aiutato a capire che cosa farò domani, quando sarò sacerdote - conclude don Lorenzo - consentendomi a far luce su quel ‘vuoto’, su quell’incognita che spaventa un po’ ogni giovane seminarista. Un grazie grande, quindi, a tutti, sperando di poter restituire un po’ del bene ricevuto ancora, dopo l’Ordinazione, a questa comunità del Duomo di Mestre”.