L’isolamento ci obbliga a riordinare i ricordi...fiorisce la gratitudine

 

Carissimi, mentre continuiamo a vivere questo tempo di emergenza sanitaria economica e sociale con tanta preoccupazione ma anche con la speranza che le cose si possano aprire a una situazione migliore (forse stiamo idealizzando la data del 4 maggio come la data della libertà!), cerchiamo anche di sopravvivere alla nostra clausura domestica, ognuno con i suoi problemi quotidiani. Mi trovo tante volte a pensare alle persone sole, con i disagi ulteriori che vengono dalla solitudine forzata; ma penso anche alle famiglie, costrette a trovare degli equilibri dei quali prima, quando si era “liberi”, non c’era esperienza consapevole; in modo particolare penso alle famiglie con bambini piccoli, dei quali va “organizzata” la giornata, dallo studio ai giochi, tenendo conto dei momenti di disagio, di stanchezza, di felicità, di nervosismo… Ammiro tantissimo questi genitori, che devono mettere insieme i loro impegni con l’attenzione ai figli, senza neanche sperare nell’aiuto o nella vicinanza dei nonni! Siamo davvero di fronte a una situazione nuova e mai prima vissuta: una situazione che certamente cambia la nostra vita, c’è poco da dire.

Anche noi in canonica cerchiamo di resistere e di sopravvivere all’emergenza: abbiamo i nostri momenti comuni, che segnano le giornate, quali la preghiera, la santa messa (che continuiamo a celebrare ogni giorno per la nostra parrocchia, per Mestre e per il mondo intero), il pranzo; ognuno ha poi i suoi collegamenti da mantenere per salvare assolutamente i rapporti umani, che ci riportano alla dimensione comunitaria che è essenziale per noi preti; ognuno ha, poi, gli impegni di studio, di meditazione sulla Parola, di preghiera personale (passiamo anche tanto tempo in chiesa), senza dimenticare, naturalmente, gli impegni possibili di “vita pastorale”; impegni possibili perché sono gli unici che possiamo vivere: la benedizione ai nostri defunti, le sepolture, la reposizione delle ceneri, con le limitazioni imposte.

In questi ultimi giorni, tra i vari aspetti, ho preso la decisione di mettere a posto la mia biblioteca, cosa che non facevo da quando sono arrivato a San Lorenzo: ormai i libri trasbordavano da tutte le parti! E così sto dedicando (non ho ancora finito!) alcune ore al giorno a questo lavoro di risistemazione… un lavoro che è diventato fonte di alcune sorprese bellissime. Mi spiego: ho sempre avuto l’abitudine di mettere, nei libri che stavo leggendo, delle foto, cartoline, appunti, lettere, santini, segnalibri veri e propri, articoli ritagliati da giornali… Riordinando la biblioteca e prendendo in mano i libri son saltate fuori tutte quelle testimonianze: testimonianze delle mie letture e testimonianze di una vita, di tutta una vita: ho ritrovato cartoline inviatemi dai miei genitori, da mia sorella e mio cognato, qualcuna con le prime firme dei miei nipoti; e poi le cartoline, i biglietti di saluto dei miei scolari e allievi seminaristi (il mio ministero sacerdotale è stato anche vissuto, per quarant’anni, nel servizio dell’insegnamento) e dei tanti giovani e adulti che ho avvicinato in Azione Cattolica, negli Esercizi Spirituali e nel lavoro in Curia e al Marcianum; e i ricordi dei miei amici-fratelli, compagni di seminario e di sacerdozio… Ricordi bellissimi, che mi hanno fatto vivere una duplice esperienza: l’esperienza della gioia grata che nasce dalla consapevolezza che quelle parole, quelle immagini, quei nomi e quei volti sono ancora ben vivi in me; e l’esperienza, un po’ preoccupante ma serena, del tempo che passa. Sono ormai prossimo ai settant’anni, non c’è da scherzare! Mi preoccupa un po’ quello che potrà essere (e che non conosco), ma mi rasserena e mi dona gioia il portare nel cuore così tante persone, tanti volti, tante storie… Posso confidarvi che il risultato della mia risistemazione libraria è una profonda commozione davanti al mistero di una vita (la mia) legata in maniera profondissima al mistero della vita (degli altri). Si tratta di un ricordare che dà senso anche oggi alla mia vita di prete e che si apre alla preghiera di gratitudine e di riconoscenza che vorrebbe davvero abbracciare tutti.

Don Gianni