Il Patriarca Francesco Moraglia incontra al Sacro Cuore le comunità del centro città: priorità alla formazione, ai giovani e alla pastorale della cultura. «Dopo l’ascolto e il discernimento, bisogna avere il coraggio di decidere».
Come costruire una collaborazione pastorale capace di rispondere ai cambiamenti di Mestre senza cancellare la storia e le caratteristiche delle singole parrocchie? È stata questa la questione al centro dell’incontro con il Patriarca Francesco Moraglia, che ha riunito sacerdoti e laici delle comunità del centro cittadino, già impegnati in un percorso di condivisione pastorale al quale si è aggiunta la parrocchia di San Lorenzo Martire.
Il confronto ha permesso di fare il punto sulle esperienze già avviate, dalla formazione comune dei catechisti agli appuntamenti per bambini e ragazzi, dai ritiri spirituali ai gruppi di ascolto della Parola, fino al coordinamento delle iniziative caritative. Un cammino che ha già prodotto risultati positivi, ma che deve ora misurarsi con interrogativi e incertezze legati ai cambiamenti degli assetti parrocchiali e alla necessità di definire obiettivi condivisi.
Il Patriarca ha invitato a procedere con realismo, evitando sia la confusione sia la pretesa di accelerare troppo. La complessità di Mestre, per densità abitativa, mobilità della popolazione e pluralità culturale e religiosa, suggerisce di pensare a una zona pastorale articolata in più collaborazioni, capaci di procedere a velocità differenti, ma mantenendo collegamenti e obiettivi comuni.
Tra gli ambiti sui quali investire figurano la catechesi, la pastorale degli anziani e dei malati e soprattutto quella giovanile, con particolare attenzione ai ragazzi delle scuole superiori e agli universitari. Per affrontare queste sfide, ha sottolineato Moraglia, occorre condividere competenze e risorse, formando operatori capaci di accompagnare le persone non soltanto sul piano pratico, ma anche umano e spirituale.
Una particolare attenzione è stata riservata alla pastorale della cultura, considerata decisiva in una società sempre più distante dai riferimenti cristiani. Il Patriarca ha proposto di organizzare alcuni incontri comuni su questioni attuali, come il disagio adolescenziale, l’educazione e le conseguenze dell’intelligenza artificiale sul lavoro e sulla formazione. La cultura può diventare anche uno spazio di dialogo con la popolazione straniera, favorendo conoscenza reciproca, accoglienza e integrazione.
Nel confronto è emersa inoltre la necessità di coinvolgere maggiormente i giovani nelle scelte e di valorizzare il contributo dei laici, anche nella formazione vocazionale e nella progettazione delle iniziative comuni.
La proposta è ora tradurre le riflessioni in passi concreti, attraverso piccoli gruppi di lavoro e un numero limitato di appuntamenti condivisi, senza rinunciare alle specificità delle singole comunità. La consegna finale del Patriarca è stata chiara: il cammino non parte da zero, perché esistono già esperienze e risorse preziose. Occorre valorizzarle e metterle in rete. «Dopo l’ascolto e il discernimento, c’è il rischio della decisione»: un passaggio necessario perché la collaborazione non rimanga soltanto un’intenzione, ma diventi una scelta pastorale concreta.
